Gemellaggio con gli Stati Uniti nel segno dei donatori di musica

 

 CARRARA. Un gemellaggio nato per caso è quello che da domenica unisce il reparto di oncologia carrarese con il noto pianista Martin Berkofsky che si farà ambasciatore del progetto nato a Carrara dei "Donatori di Musica" ed esteso dal 2009 ad una rete di oncologie italiane tra cui il San Camillo Forlanini di Roma; il progetto sarà reso noto quindi in America dove Berkofsky è conosciuto per il suo attivismo per la ricerca sul cancro, con lo scopo di avviare una collaborazione con alcuni istituti a stelle e strisce per portare anche lì l'idea della musica in reparto. Martin Berkofsky, 67 anni, negli anni ' 70 e ' 80 è stato uno dei più famosi pianisti americani finché dovette interrompere nella metà degli anni '80 per un grave incidente; ripresa l'attività nel 1992 gli venne diagnosticato un tumore e pochi mesi di vita. Con sopresa dei medici il musicista sconfisse la malattia e da allora tutti i suoi concerti sono per beneficenza.  Domenica ha portato la sua testimonianza al primo congresso nazionale di Donatori di Musica a Bolzano dove ha conosciuto il primario del reparto di Carrara Maurizio Cantore ed è voluto venire a regalare un ora di concerto nel reparto cittadino in una edizione speciale di "Chi c'è, c'è". La collaborazione con il pianista americano continuerà anche oltre oceano dove si farà testimonial del progetto, nato a Carrara per volontà di Gian Andrea Lodovici, presso la struttura del Cancer Treatment Centers of America per avviare un gemellaggio fra le strutture italiane e americane. «Fare musica è la cosa più bella che ci sia - spiega - perchè è universale e perchè supera tutte le barriere. Portarla negli ospedali, specialmente in reparti come oncologia, può aiutare pazienti e familiari». L.B.

 

Paola Turci dona la sua musica

Un concerto di un'ora nel reparto di oncologia del monoblocco

 

di Luca Borghini

 CARRARA.Per il consueto appuntamento con personaggi noti "Chi c'è, c'è" organizzato dal reparto di Oncologia dell'ospedale di Carrara, ieri è arrivata in città la cantautrice romana Paola Turci, che si è trattenuta con i pazienti regalando un'ora di musica e sorrisi.  La cantante è arrivata in città alle 12 ed è subito andata al quarto piano del Monoblocco, nella sala organizzata del reparto di Oncologia. E qui, davanti a numerosi pazienti e parenti si è trattenuta un'ora di spensieratezza. Tanta musica per far divertire ma anche per parlare di sentimenti, con la canzone "Bambini" (con cui vinse un premio della critica a Sanremo) cantata assieme ad un ragazzino, Lorenzo, oppure con la cover "Ma che freddo fa" e altre canzoni. «Mi avete regalato una forte emozione - ha confidato la Turci - perchè per me la musica è tutto, nella gioia ma anche nel dolore. Mi ricorderò sicuramente di tornare a cantare qui con voi, per questa mattina invece voglio lasciarvi il messaggio che la musica può aiutare a stare meglio, a staccarsi dalla realtà; cantare fa bene e anche se siete stonati fatelo che fa stare meglio». Ben poca formalità, ma subito complicità tra i presenti e Paola Turci che, nonostante avesse un concerto nel primo pomeriggio nel grossetano, ha voluto restare per un breve aperitivo all'interno del reparto. L'allegria ha lasciato spazio alla commozione soltanto nel finale quando è intervenuto il primario di Oncologia dott. Maurizio Cantore: «Ti ringraziamo Paola - ha affermato - per essere stata con noi e per avere portato musica per tutte le età. Ci hai regalato un'ora di festa. Noi ti doniamo i capelli che sono ricresciuti e quelli che devono cadere, il dolore che riusciamo a evitare, controllare e anche quello per cui non ci riusciamo, quelli che sono entrati e che sono andati via, quelli che ci sono e che dovranno venire; noi ti doniamo tutto questo».
23 maggio 2010
CARRARA

Concerto di Arbore a oncologia

di Alessandra Vivoli
«Noi della musica siamo gente perbene, e portiamo fortuna. Per questo facciamo un “appelletto” ai miei colleghi: venite a cantare nel reparto di oncologia dell’ospedale di Carrara. Un concerto qui vale molto di più di un tutto esaurito allo stadio». Parola di Renzo Arbore che ieri a oncologia c’è stato. E per un’ora ha creato la magia.

CARRARA. «Noi della musica siamo gente perbene, e portiamo fortuna. Per questo facciamo un “appelletto” ai miei colleghi: venite a cantare nel reparto di oncologia dell’ospedale di Carrara. Un concerto qui vale molto di più di un tutto esaurito allo stadio». Parola di Renzo Arbore che ieri a oncologia c’è stato. E per un’ora ha creato la magia.

VIDEO
Arbore canta la canzone della vecchia mutanda

È difficile trovare le parole per descrivere quello che è successo ieri, nella sala da musica del reparto di oncologia. Sì quello dove si curano i tumori. Ma dove si canta, pure. E si balla. Ogni mercoledì con i concerti del quarto piano, ieri eccezionalmente di lunedì perché il primario del reparto, il dottor Maurizio Cantore aveva in serbo una bella sorpresa, per i pazienti, i loro parenti e, più in generale, per tutti gli amici del reparto. Ad esibirsi, davanti al sipario colorato di oncologia, Renzo Arbore, accompagnato dall’attrice Mariangela Melato. Ma ieri entrambi erano ben lontani dal loro ruolo pubblico. Erano due amici, che hanno provato un po’ (anzi un bel po’ della loro arte) in un ospedale. In punta di piedi, con garbo, eleganza e tanta passione.

Sono arrivati insieme, con maglioni e pantaloni comodi, e hanno subito instaurato un clima familiare. Tanto che, una volta sistemati sul palco tante signore del pubblico continuavano a ripetere: «Ma si sono rimessi insieme? » ricordando i trascorsi di coppia dei due. E a scherzarci sono stati per primi loro. Renzo Arbore ha ricordato i tempi della Cinquecento e le tante ragazze passate nella sua macchina: «Però non ne ho sposato nessuna» ha detto.

«Certo, nemmeno me» ha replicato la Melato. E il pubblico femminile, che fin dall’inizio ha preso le parti dell’attrice preferita da Lina Wetmuller e dal teatro impegnato, non ha esitato a rispondere: «E ha fatto molto male caro Renzo». Questa l’atmosfera di una serata fra amici. Dove la gente in pigiama si mescola ai cappotti e ai piumini di chi viene da fuori. Tutti uniti dalla musica.

«Sono venuto qui come donatore di musica - ha ricordato Arbore - la musica è un balsamo straordinario, aggiusta tutto. È un dono di Dio. Per questo dico ai miei colleghi di venire: perché qui ci si diverte e ci si emoziona». «E poi - ha concluso fra gli applausi - io porto fortuna. E spero di portarne tanta anche a voi». Arbore si è commosso. A qualcuno, fra i pazienti, spuntano le lacrime. Ma poi si intona, tutti insieme il gran finale «Ma la notte no». E torna il sorriso.

 

La magia del teatro di Moni Ovadia arriva in oncologia

  

 CARRARA. Il grande teatro entra in ospedale. Al quarto piano del monoblocco, nella sala da musica del reparto di oncologia, protagonista Moni Ovadia. L'attore che, proprio ieri sera era in scena agli Animosi con il suo «Shylock, il mercante di Venezia», è stato ospite degli ormai famosi «mercoledì» in oncologia, che hanno lanciato il progetto «Donatori di musica» in tutta Italia. E, hanno portato in reparto big del calibro di Elio e le storie tese, Stefano Bollani, Renzao Arbore e Mariangela Melato. Ora anche Moni Ovadia.  L'attore, ha saltato le prove ieri pomeriggio e a fianco del primario di oncologia Maurizio Cantore, ha intrattenuto il pubblico (pazienti, familiari, amici e infermieri) con un lungo monologo. Partendo dal tema dell'«occasione» per fare una lunga riflessione sulla mancanza di interiorità del mondo moderno.  Senza dimenticare la cultura ebraica di cui proprio Ovadia è uno dei protagonisti e degli interpreti a livello mondiale. E le storielle ebree, con quell'umorismo che - ha sottolineato l'attore: «Hanno salvato un popolo dall'orrore dei campi di concentramento». E che ieri in ospedale hanno strappato parecchi sorrisi a una platea gremitissima.  Un altro pomeriggio di magia. Come ogni mercoledì.


mer 18 agosto 2010 - La Repubblica

Donatori di musica nei reparti del dolore

Repubblica — 18 agosto 2010 pagina 1 sezione: FIRENZE

«E' SEMPRE necessario offrire risposte farmacologiche alle patologie dei pazienti o esistono anche altre possibilità di cura?». Ne esistono eccome, secondo Maurizio Cantore, primario di oncologia all'ospedale di Carrara. Lo prova quel che da tempo si fa nel suo reparto con il progetto «Donatori di musica». Portare la musica in corsia fa bene agli ammalati, spiega Cantore. E migliora le relazioni umane fra pazienti e medici, a patto che questi ultimi, insiemea infermierie volontari che lavorano con loro, abbiano voglia di mettersi in gioco. Svestendo i camici. «Togliere questa barriera di protezione che sembra renderci inaccessibili aiuta a donarci interamente, ad avvicinarsi ai pazienti. I quali, di conseguenza, riescono più facilmente a esprimere bisogni e dolori nascosti». IL SEGRETO è che l'appuntamento con la musica sia continuativo e di qualità, che venga preparato a dovere in corsia (spronando alla partecipazione chi invece, sovente, non manifesta più alcuna volontà di vivere, anzi tende a parlare di sé al passato) e nei giorni seguenti se ne sappia sfruttare il clima di positività psicologica prodotto. E che, come i medici si svestono, così i pazienti si vestano. A chi può, infatti, viene richiesto di assistere ai concerti non in pigiama e ciabatte, ma in abiti consueti. All'esecuzione assistono, gli uni accanto agli altri, personale sanitario e ammalati - indistinguibili a un osservatore esterno. Se occhi esterni, a parte quelli di familiari dei degenti, vi fossero ammessi. Ma non lo sono, dato che non si tratta di concerti pubblici. La storia di «Donatori di musica» comincia nel 2007 con il ricovero a Carrara di Gian Andrea Lodovici, noto producer discografico e organizzatore musicale fiorentino scomparso al principio dell'anno successivo, quarantaseienne. Anche lui parlava del suo lavoro al passato. Il dottor Cantore però, come fa con ogni suo assistito, lo sprona a coltivare in ospedale le passioni di fuori. Così Lodovici mette su concerti contattando amici tipo il flautista Roberto Fabbriciani e il pianista Roberto Prosseda - che si è preso in carico di proseguire questa esperienza da responsabile artistico. «Per un esecutore, suonare in un reparto oncologico è toccante. Anche lui deve spogliarsi della sua abituale corazza protettiva: non indossa il frac, non sta su un palco, dopo gli applausi prende parte al buffet preparato dai pazienti. E' emotivamente nudo. Sente aderire forte su di sé l'idea di morte, mentre il suo compito è quello di aiutare la vita», racconta il chitarrista Luigi Attademo, braccio destro di Prosseda. E con lui spesso presente a Carrara assieme a musicisti - toscani e non solo - come Renzo Arbore, Stefano Bollani, Pietro De Maria, Enrico Dindo, Elio delle Storie Tese, Cristina Zavalloni, il primo clarinetto della Scala Fabrizio Meloni. Tutti suonano senza chiedere un soldo, volontariato puro. «Quel pubblico è indifferente all'impeccabilità tecnica», dice Prosseda. «Richiede piuttosto il tuo profondo coinvolgimento spirituale. Devi toccarne il cuore, se vuoi che il tuo concerto non sia stato vano. Devi instillargli la voglia di guardare avanti. Anche per questo è importante la regolarità nella scansione degli appuntamenti musicali. Si sa, per esempio, che dopo due mercoledì c'è un altro concerto, e quando senti un malato dire 'anche allora voglio esserci, devo arrivarci', ecco, significa che con la tua esecuzione hai fatto centro». Tuttavia il concerto non è che la ciliegina sulla torta di un lavoro quotidiano in reparto condotto con l'anima. «Giacché se mancasse la torta, se insomma il personale non fosse motivato, se medici e infermieri trattassero i malati dall'alto in basso, tutti i concerti del mondo non sarebbero di alcun giovamento». Da Carrara «Donatori di musica» si è esteso ad altri reparti oncologici: Bolzano, Reggio Emilia, Sondrio, Verona, Roma (Campus Biomedico e San Camillo), presto a Brescia. E da ottobre, annuncia Cantore, al Lombardi Cancer Center di Washington. «Merito di uno dei nostri pianisti ospiti, Martin Berkofsky, cui il progetto è piaciuto talmente tanto da volerlo esportare nella sua città». Inoltre con Washington (più Cnr di Pisae Università di Firenze), Carrara ha attivato una collaborazione scientifica tesa ad accertare con prove sperimentali, numeri, schemi, il valore terapeutico dei concerti. «Raccoglieremo dati che suffraghino quel che ogni giorno constatiamo in corsia: cioè che, grazie alla musica, il sonno migliora, stress e dolore si attenuano, e le terapie sono meglio tollerate. Perché curare con meno farmaci si può». - GREGORIO MOPPI


gio 3 febbraio 2011 - Il Tirreno

Gino Paoli incanta il reparto di oncologia di Carrara

Emozione e musica nel reparto di oncologia di Carrara che ha ricevuto oggi la visita di Gino Paoli. Per il 2011 infatti si apre già l’Ottava Stagione musicale, grazie ad un progetto, l’ormai noto “Donatori di musica”, fortemente voluto dal primario Maurizio Cantore. La collaborazione tra l’intramontabile chansonnier ed il reparto cittadino nasce da un incontro casuale in aereo tra Paoli e Cantore, con la proposta da parte del professore di partecipare ad uno dei concerti del mercoledì. «Ho accettato subito quando la cosa mi è stata spiegata - afferma Paoli - perché credo nella possibilità di curare oltre al corpo anche la mente e l’anima». Tra il pubblico anche il sindaco Angelo Zubbani che al termine del concerto ha donato a Gino Paoli un libro sulla città dei marmi di Barbara Monaco (foto Matelli)


mer 16 febbraio 2011 - Il Giornale

Il Giornale 

Il Dottor House che combatte
i tumori grazie alla musica

di Massimo M. Veronese

 

Maurizio Cantore, primario a Carrara, porta i big in ospedale a cantare per i malati. Gli effetti? Sorprendenti. Il suo "Donatori di musica", 120 concerti in quattro anni, conquista tutte le cliniche. Anche in Usa
Le cose uniche sono semplici e a volte un po' anonime. Come l’aria che si respira al Quarto piano. É un’aria di Brahms, ma anche Schumann. Settimana prossima però sarà jazz, tra due tango. Dieci giorni fa c’è stato Gino Paoli e prima di lui Renzo Arbore, domani si vedrà, il palco è aperto a tutti. Al Quarto piano dell’Ospedale di Carrara c’è Oncologia, gente tosta, gente che lotta, tanti modi di dimostrare coraggio, piani per combattere il nemico e un pianoforte a coda per fare musica. Perchè la guarigione, diceva Dietrich Von Engelhardt, storico della medicina, non è una tecnica, ma una cultura. E la musica qui è terapia della felicità, energia nei momenti più duri, voglia di credere in qualcosa di straordinario.
Maurizio Cantore è il primario di Oncologia dell’ospedale di Massa e Carrara, nuova frontiera nella cura dei tumori al pancreas e alle vie biliari. Da lui arrivano da tutta Italia, ottanta all’anno, più di seimila da quando lui è qui: «Il cancro è un bersaglio mobile, ma noi abbiamo armi sempre più sofisticate per sconfiggerlo: con i trattamenti loco regionali riusciamo a ottenere risultati impensabili fino a qualche anno fa». Bolognese, 54 anni, figlio e padre di medico, sposato con una pediatra, ha studiato a Washington e Francoforte e combatte tumori da 22 anni. Vignettista di talento e allievo di Giannelli, a suo tempo paroliere di canzoni, è un Dottor House geniale e ricco di sorrisi che mal sopporta le formalità. Ha abolito il «Lei» in reparto e il camice bianco quando non è necessario, fa terapia anche in terrazza perchè le Alpi Apuane, il mare e il tramonto sono una meraviglia, e ogni lunedì, cascasse il mondo, canta con i suoi pazienti nel tea party delle cinque accompagnato al pianoforte da Andrea Mambrini, suo braccio destro e alter ego: «Siamo arrivati qui insieme da Mantova nell'estate di otto anni fa e a dicembre c'era già un pianoforte in ospedale. È un po’ il nostro juke-box». Guai se ti presenti in pigiama e ciabatte e niente musi lunghi: «Dico sempre: non saranno questi tre o quattro etti di malattia a cancellare 70 chili di persona vitale». Cura i pazienti con le tecnologie più avanzate, ma la musica è parte della terapia: «Ti toglie dall’isolamento, tira fuori le risorse che hai dentro, riduce ansiolitici e antidolorifici: migliora il sonno, le terapie sono meglio tollerate. E hai pazienti attivi al tuo fianco nel cammino terapeutico».
Della passione per la musica, lui e Mambrini, ne hanno fatto missione e medicina. Ogni mercoledì sera nella Sala della Musica del reparto c’è un concerto esclusivo, un festival di Sanremo in corsia, Gino Paoli, Renzo Arbore, ma anche Paola Turci, Dario Vergassola, Stefano Bollani, cantano e suonano senza lustrini, solo per amore, per un piccolo pubblico di eroi: «E sono loro che ringraziano i pazienti, non il contrario». Da quattro anni Carrara, complice lo struggente incontro tra Cantore e il producer discografico Gian Andrea Lodovici a cui ora è dedicata la Sala della Musica dell'ospedale con le grandi pareti a strisce colorate, è la capitale di «Donatori di Musica». Come donatori di sangue perchè di vita si tratta. Una rete di musicisti, medici e volontari, coordinata dal pianista Roberto Prosseda, che organizza concerti negli ospedali, 120 finora in quattro anni. Ma da isola musicale Carrara sta diventando un arcipelago: «Donatori di Musica» è sbarcato negli ospedali di Bolzano, Sondrio, Reggio Emilia, Verona, Roma, Brescia, e presto all'Istituto dei Tumori di Milano, allo Ieo, all'Ospedale del cervello di Palermo, Siena, Genova, Bari. Un’epidemia d’amore che ha attraversato l’oceano fino al Lombardi Cancer Center di Washington. L’America. Portata laggiù da Martin Berkofsky, gigante del pianoforte: vent’anni fa venne diagnosticato un tumore e pochi mesi di vita, da allora suona solo per beneficenza. Perchè la musica, giura Oliver Sacks, è il più completo farmaco non chimico che ci sia. E il mondo non è buono, nè cattivo: è come tu lo fai.


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sab 3 dicembre 2011 - Il Tirreno

 CARRARA. Vibra ancora di emozioni la sala della musica "Gianandrea Lodovici" dell'Oncologia di Carrara. La scorsa sera i pazienti ricoverati al quarto piano dell'ospedale hanno assistito ad un meraviglioso concerto della pianista cinese Jin Ju (nella foto tra il dr. Andrea Mambrini e il dr. Maurizio Cantore), nota per la sua performance nella Sala Nervi del Vaticano, tenuta per Sua Santità Benedetto XVI, davanti a 5000 persone e trasmessa in mondovisione. «Sono molto emozionata perchè è la prima volta che suono in un ospedale - ha afferma Jin Ju, considerata una delle più grandi pianiste al mondo - e per me è un onore essere qui stasera». Le note di Liszt, eseguite con incredibile energia e sentimento, hanno riempito di gioia e speranza la sala della musica gremita di pazienti e familiari. «È una magìa esibirsi in questa sala», ha detto Jin Ju al termine del concerto, abbracciata dagli spettatori, durante l'immancabile buffet


gio 8 dicembre 2011 - Il Tirreno

 
La magica voce di Susanna Rigacci

 CARRARA. Non ha soste la stagione concertistica del reparto di Oncologia di Carrara. Ieri sera si è esibita la cantante Soprano Susanna Rigacci, una delle migliori interpreti europee di musica operistica e contemporanea. «Si respira un grande calore umano - osserva Susanna Rigacci al suo arrivo nella sala della Musica "Lodovici" - e voglio iniziare il mio concerto con il brano di Nicola Piovani, colonna sonora di "La vita è bella", che per me è un inno alla vita». Accompagnata al pianoforte dal maestro Simone Soldati, la cantante italo-svedese, famosa in tutto il mondo per essere da oltre dieci anni l'unica voce solista voluta da Ennio Morricone per le sue storiche colonne sonore, ha eseguito un programma di brani intramontabili che hanno reso celeberrimi numerosi film: da "Don't cry for me Argentina" di "Evita" a "My heart will go on" di "Titanic", da "Sahara dream" di "Il segreto del Sahara" a "Moon river" di "Colazione da Tiffany". Susanna Rigacci tra due giorni eseguirà lo stesso programma a Mosca.  Particolarmente toccante è stato l'incontro tra l'artista ed una paziente che, non riuscendo a raggiungere a piedi la sala della musica, ha chiesto di esservi trasportata con il letto. «La sua splendida voce mi ha fatto dimenticare di essere malata» ha detto alla cantante che, commossa, le ha fatto una dedica particolare.

 


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dom 1 febbraio 2009 - Il Giornale della Musica

Talvolta accade che un musicista si trovi a suonare in posti particolari, raramente per scelta. Ma solo per scelta ci si può trovare a suonare nella sala dedicata alla memoria di Gian Andrea Lodovici dell'Ospedale di Carrara.

Sin dal momento in cui si prende l'ascensore per portarsi al quinto piano, nel reparto di Oncologia, si percepisce che non sarà un concerto come tutti gli altri. Appena entrati nell'ingresso del reparto si nota, con sorpresa, la presenza di un flipper. E' un particolare non irrilevante, perché questo oggetto suscita un sentimento opposto rispetto a quello che normalmente si prova quando si entra in un reparto di ospedale.

Questa è un po’ la rivoluzione interiore che è chiesta a chi accetta di suonare qui: riscoprire lo stupore delle cose, dare la massima importanza a ognuna, vivere tutto come se fosse unico: ed ecco come un luogo di sofferenza diventa anche un luogo di gioia. Tutto questo non avviene per caso, ma è frutto della volontà del primario del reparto, il Dottor Maurizio Cantore, sicuro del fatto che ascoltare la musica sia una delle cose più belle della vita e come tale debba essere vissuta da tutti - in primis dai suoi pazienti - per comprendere cosa significhi il poterlo rifare ogni giorno.

E la sua ispirazione ha trovato nel compianto Gian Andrea Lodovici - per un periodo ricoverato proprio nel suo reparto - un moltiplicatore. E' stato lui infatti l'artefice della stagione di concerti che dura ormai da quasi due anni, e che ora Roberto Prosseda porta avanti con non minore intensità e attenzione. Una stagione in cui ogni musicista "dona" il dono che ha sua volta ricevuto. Si tratta di quanto più bello e significativo possa accadere a un artista, e quindi non è strano che gli amici di Gian Andrea Lodovici abbiano risposto al suo appello e si siano uniti prima idealmente e di fatto poi al progetto dell'Ospedale.

Nel reparto, è inutile ignorarlo, oltre al clima particolare che si respira prima e dopo il concerto - che si trasforma sempre in una festa, nell'accezione più nobile e positiva che questa parola ricopre, grazie al personale e ai volontari che definire straordinari è riduttivo - si vede e si sente il segno della sofferenza, e le persone che loro malgrado sono lì, appaiono profondamente segnate dal continuo confronto con un pensiero che per noi spesso è solo astrazione, ovvero la possibilità che quello che siamo e che abbiamo cessi di esistere.

Qui si misura la distanza fra il sapere e il vivere, che è la forma più vera di sapere. Tutti o molti di coloro che lì ascolteranno la nostra musica, la ascolteranno come farmaco, per allontanare quel pensiero, il più difficile da accettare, contro il quale combattono ogni giorno.

Il progetto, lungi dal fossilizzarsi, è in continua espansione e Roberto Prosseda ha pensato di creare una vera rete di "donatori di musica". La lista dei partecipanti a questa avventura condensa il meglio del panorama musicale non solo italiano - da Andrea Bacchetti a Gilles Apap, per citare due nomi a caso - e coinvolge anche esperienze diverse, come quella di Elio e le Storie Tese.

Non si tratta solamente di ricordare un amico, cosa di per sé già ricca di significato, quanto di raccogliere il seme che ha gettato e farlo crescere, affinché il lavoro dei musicisti ritorni con forza a essere quello che è sempre stato, un modo per dare senso alla vita.

 


mar 19 gennaio 2010 - Il Tirreno

 CORRIERE DELLA SERA.it

L'INIZIATIVA

Donatori di musica: pianoforte in corsia

«Musicisti senza il frac, medici senza il camice, pazienti senza ciabatte»: nei reparti di oncologia anche Renzo Arbore, Paola Turci e Stefano Bollani

L'INIZIATIVA

Donatori di musica: pianoforte in corsia

«Musicisti senza il frac, medici senza il camice, pazienti senza ciabatte»: nei reparti di oncologia anche Renzo Arbore, Paola Turci e Stefano Bollani

 Come ogni mercoledì pomeriggio, l’atrio in Oncologia , quarto piano, è pieno di gente. In coda per le visite? No, per lo spettacolo che sta per cominciare. Succede da qualche anno ormai all’ospedale di Carrara: cinque stagioni e oltre 70 concerti con nomi di tutto rispetto: Stefano Bollani, Enrico Dindo, Renzo Arbore, Paola Turci, solo per citarne alcuni. Diversi artisti ci hanno preso gusto e, insieme a medici e volontari, hanno creato la rete dei «Donatori di Musica».

 

LA MUSICA SENZA FRAC - «Perchè la Grande Musica divenga sempre più strumento di importante aiuto alle cure mediche in ogni reparto di oncologia». È nato con questo auspicio, nel 2009, il progetto Donatori di Musica, che vede medici, musicisti e volontari adoperarsi per realizzare concerti negli ospedali e che ad oggi ha coinvolto, oltre a Carrara, Reggio Emilia, Bolzano, Sondrio, Verona San Bonifacio e il San Camillo di Roma. Si aggiungerà le Molinette di Torino. Le parole dell’auspicio sono di un critico musicale e produttore discografico, Gian Andrea Lodovici, che nel reparto di Carrara ha combattuto la sua ultima battaglia contro il tumore. Ora la sala della Musica dell’ospedale, con grandi pareti a strisce colorate, è intitolata a lui. Lì si sono avvicendati artisti, i più diversi: Renzo Arbore, piombato lì con Mariangela Melato, che, emozionato, non vede l’ora di tornare. Paola Turci, che si commuove e raccomanda: «Cantare fa bene e anche se siete stonati fatelo che state meglio». Enrico Dindo, per 11 anni primo violoncellista alla Scala, Elio (delle Storie Tese), Moni Ovadia, poi l’ultimo in ordine di tempo, Dario Vergassola: «Ho avuto conferma di quel che già sospettavo – ha detto ai malati travolti da un’ora e mezza di risate – e cioè che dai il peggio di te quando stai bene, ma quando stai male dai il meglio di te». Tutti emozionati per aver suonato, una volta tanto, «nudi, senza frac, coreografie, scalette, critici in sala».

«LE ULTIME SONO STATE LE CIABATTE» - «A fatica hanno lasciato il pigiama sotto il cuscino, venivano vestiti, con i loro pantaloni, pullover e camicette, ma ai piedi sempre le ciabatte: l’ultimo e più resistente elemento della “divisa” da malato. All’inizio bisognava insistere, ma quando li ho visti con le scarpe ai piedi, ho capito che c’eravamo riusciti». Maurizio Cantore, primario di Oncologia all’ospedale di Carrara, è soddisfatto quando pensa ai suoi pazienti. Riusciti a fare cosa, dottore? «A togliere le etichette. Basta con i pazienti che abbassano la testa quando passa il primario. E basta con l’obbligo del pigiama. Oggi, con Vergassola, tranne tre pazienti che sono stati trasportati lì nei loro letti, erano tutti vestiti. Quando viene un amico a trovarti, puoi metterti quello che ti pare, no? E così fai per i concerti in ospedale».

APPUNTAMENTO IN ONCOLOGIA - Tutti i mercoledì, con ospiti eccezionali. E tutti i lunedì per il tea-time: il primario Cantore e il dottor Andrea Mambrini suonano e stanno con i malati. «Siamo arrivati insieme io e lui, da Mantova, dell’estate del 2003 – racconta Cantore – E a dicembre c’era già un pianoforte in ospedale. È il nostro juke-box. Lunedì pomeriggio alle 16, se venite vedete i malati che cantano prendendo il tè. Tutte le volte è come fare un viaggio che raccoglie esperienze intense. E’ in quei momenti che vengono fuori i veri dolori nascosti».

CHE COSA DICONO I PAZIENTI - E non sono dolori da poco, quelli della gente che ha un cancro. All’ospedale di Carrara giungono pazienti da tutta Italia, spesso per sottoporsi a terapie locoregionali per tumori del pancreas e delle vie biliari. Quanta voglia hanno di sorridere, stare con gli altri, ascoltare musica? Non è sempre facile. «Il nostro primo obiettivo resta curare il tumore, e lo facciamo con quanto di meglio la medicina e la tecnologia odierna consentono – risponde Maurizio Cantore - . Ma da noi arrivano persone che non coniugano più i verbi a futuro. Vogliamo prendercene cura, scuoterli. Spesso dico loro: che non siano questi tre o quattro etti di malattia a cancellare 70 chili di persona vitale» . I malati all’inizio sono spesso titubanti. Come Ugo di Pordenone: «Dico la verità, all’inizio partecipavo solo per far contento il primario. Poi però ho iniziato a sentirmi meglio, a dormire più serenamente, ad esempio». Una donna di 50 anni, racconta il dottor Cantore «è arrivata in ambulatorio, con un tumore alla mammella. Era il giorno del concerto di Paola Turci, si è messa in un angolo a guardare. È tornata, per sentire Vergassola, 48 ore esatte prima di iniziare la sua chemioterapia ha voluto essere lì con noi».

MENO FARMACI CON LE PILLOLE DI NOTE - E allora perché non fare della musica una medicina? L’esperienza, positiva, era già stata condotta con l’utilizzo degli spazi verdi (i «terrazzi terapeutici») e con gli animali e la pet-therapy, che (come descritto in uno studio pubblicato nel 2007 sulla rivista Anticancer Research) ha consentito di ridurre gli stati depressivi e migliorare l’ossigenazione nei pazienti in chemioterapia. «Vorremmo che diventasse un metodo: la musica, come qualunque altro intervento che riduca l’isolamento del malato in terapia e lo coinvolga in emozioni vitali. Significa usare meno ansiolitici, meno antidolorifici, avere pazienti attivi al tuo fianco nel cammino terapeutico. Irreale? Può darsi. Ma è un’irrealtà che da noi si ripete tutti i mercoledì».

Donatella Barus (Fondazione Veronesi)
26 luglio 2010

  

 

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