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Saronno, Oncologia

mar 17 settembre 2013 - articolo spontaneo

 L’elefante e il suo cornac

 

 

Così erano soprannominati Franz Schubert e il voluminoso baritono Vogl, interprete ed esaltatore dei lieder del compositore viennese durante la sua vita. Così mi piace pensare al concerto di martedì 17 settembre all’Ospedale di Saronno, per la stagione dei Donatori di Musica. L’elefante, in questo caso, era la ponderosa, gravosa musica classica al suo ingresso nel reparto di Oncologia; e la pianista Chiara Bertoglio il suo gentile ammaestratore e pilota, il suo cornac.

 

Ho assistito a quasi tutti i concerti della stagione 2012-2013 e ho notato nel pubblico di pazienti, familiari, operatori sanitari e personale amministrativo una curiosità pungente, ma anche un’intrinseca evanescenza dell’attenzione, come se il “peso” della musica fosse troppo intenso da sostenere. Questa volta, grazie a Chiara Bertoglio, non è stato così. Aprire le tende che separano il corridoio di degenza dalla saletta del pianoforte era come attraversare una giungla e arrivare a una radura dove l’elefante, la musica classica, si esibiva docile e gioioso ai comandi del suo cornac: che non usava frusta o pungolo, ma dita leggere. Ed era impossibile non fermarsi  ad ascoltare incantati, dimentichi per un’ora  delle fleboclisi e di quant’altro di sgradevole accompagna la permanenza in ospedale.

 

Chiara Bertoglio è una didatta illuminata. Fa precedere al concerto una spiegazione dei brani tanto esaustiva quanto semplice e immediata.  Dopo questi trailer la visione del film musicale che si dipana è non solo comprensibile, è anche carica di attesa. Sceglie un Mozart “popolare”, quello della Sonata KV331 che si chiude con il celeberrimo Rondò alla Turca, e sceglie di suonarlo in modo lineare, senza orpelli postumi e senza cercare significati nascosti. La musica per quello che è. Poi accompagna gli ascoltatori nel viaggio della Sonata in la maggiore D.959 di Schubert,  che tutto è fuorché di facile ascolto.  Secondo la sua spiegazione nel Finale il viandante conclude il suo viaggio burrascoso e irto di difficoltà nella serenità.   Dopo aver ascoltato Chiara Bertoglio si ha invece la sensazione che il viaggio non finisca, ma che il Finale altro non sia che un viaggio trasfigurato, in quella “calma di mare” che accompagna dolcemente il tramonto. E in questa luce dispiace a tutti che l’elefante si allontani quatto quatto dal reparto, lasciando le ultime note (quelle del bis, l’Improvviso in la bemolle maggiore op. 142 n. 2 di Schubert) a riecheggiare nell’anima.

 

 

                                                                                                                                                 GDL


mer 13 novembre 2013 - Articolo Spontaneo

Flauto magico, arpa d’or e bollenti spiriti

 

Devo ammetterlo: l’opera in generale, e quella di Verdi in particolare, non sono mai state in cima alla lista della mia musica preferita.  Per questo conto i giorni che mi separano dalla fine del 2013 e delle celebrazioni verdiane (In Italia quelle wagneriane sono state, come era lecito attendersi, molto meno eclatanti). Non è la spocchia del sinfonista o del camerista: è che proprio non c’è sintonia tra le mie orecchie, la mia testa e Verdi.  E’ un mio difetto. Quindi umiltà al massimo nell’accostarsi all’offerta insolita e gustosa dell’Ensemble La Variazione ai Donatori di Musica, nella saletta dell’Oncologia dell’Ospedale di Saronno, lo scorso 13 novembre (dopo il forzato annullamento dei concerti di ottobre per “lavori in corso”).

Elena Cecconi ritorna a Saronno. La prima volta mi ha colpito il suo entusiasmo travolgente. Capace di far andar giù Xenakis, per dirne una, al pubblico dei Donatori. Sul carro di Elena sono saliti in questa occasione l’arpista Paola Devoti e il tenore Filippo Pina Castiglioni per ricomporre l’affiatato Ensemble La Variazione. La cui “mission”, per l’appunto, è quella di proporre variazioni, parafrasi e trascrizioni di arie e brani operistici (non solo, ma stavolta di Verdi si parla).  Flauto e arpa? Duo classico insolito, a un modesto cultore della materia viene in mente solo  il Concerto di Mozart. Scavando, qualcosa di francese (Jolivet? Ibert?). La sonata di Debussy, ma lì c’è anche la viola. Con tenore, poi, è veramente nouvelle cuisine. Sarà stata l’ora, o il profumo delle pizzette proveniente dalla sala vicina, ma l’accostamento gastronomico mi intriga. Con Verdi, poi, non è neanche così blasfemo.

Ensemble vuol dire insieme, e La Variazione fa musica insieme come meglio non si potrebbe fare. Divertendosi insieme e insieme al pubblico, strizzandosi l’occhio, omaggiandosi l’un l’altro (si veda la parafrasi dal Simon Boccanegra scritta da Paola Devoti per Elena Cecconi) e forse anche sfidandosi amichevolmente a chi è il più bravo. Senza che vinca nessuno dei solisti, ma la forza dell’insieme.

Per una volta non ho dovuto sopportare Verdi, ma mi sono divertito ad ascoltarne versioni strumentali arricchite di virtuosismo sulle incontestabili linee melodiche, mentre Filippo Pina Castiglioni mi è sembrato un tenore che canta anche di fronte a 30 persone come se avesse di fronte un teatro pieno zeppo, con il senso dell’interpretazione e non solo dell’esecuzione. Anche quando ci fa scoprire un Verdi conviviale, compositore di brindisi (e le bollicine dovevano scorrere gaudenti nelle sue arterie quando ha scritto “bicchiero”, accidenti che licenza poetica) o cantore cent’anni prima di Dick Van Dyke delle gesta degli spazzacamini.

Le portate del Verdi nouvelle cousine si susseguono lasciando il palato gaudente e la digestione lieve. Mi devo rassegnare: il cigno di Busseto è proprio uno da hit parade, e questi remix conquistano tutti, perché l’Ensemble La Variazione li cucina da stella Michelin. Alla fine, mai i calici furono più lieti.

 

 

                                                                                                                           GDL


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