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Donatori di Musica viene generalmente definita come una rete di musicisti, medici, infermieri, volontari, pazienti e familiari di pazienti, che si propone di organizzare con regolarità stagioni concertistiche negli ospedali, in totale ed assoluta gratuità. Non si tratta però semplicemente dell’offerta di eventi culturali o di una forma di intrattenimento estemporaneo a favore di chi soffre, bensì della creazione di un rapporto continuativo tra la grande musica e la medicina, attraverso il quale tutti coloro che a diverso titolo vi partecipano – senza in quel momento indossare un camice od un  pigiama – possano trovare o ritrovare una diversa dimensione nel vissuto della malattia che li ha colpiti o che professionalmente curano. 

L’incontro tra Arte e Medicina non è certo una novità: gli esempi storici non mancano e d’altra parte la medicina stessa ha in sé una propria connotazione artistica che trascende e sublima la tecnologia medica, purché al “paziente” si sostituisca la “persona”, alla “terapia” la “cura”. In questo senso anche la battaglia contro il tumore si eleva a riappropriazione e riaffermazione di sé. Ma la sola medicina non può assumersi l’immane compito di segnare ed insegnare questo percorso all’uomo malato. È l’intera società umana che ha questo dovere. La grande musica, come peraltro anche altre forme d’arte, può simboleggiare l’ingresso vero della società civile, con le sue componenti migliori, nella vita di chi è ammalato. Ciò che è riuscito a Donatori di Musica, e che lo differenzia da altre iniziative solo apparentemente simili, è probabilmente questo: avere portato negli ospedali, in queste comunità artificiali – mai scelte da chi le abita, ma imposte di necessità – non solo la bellezza dell’Arte, ma anche uno stimolo alla riflessione, la quale, attraverso l’emozione dell’ascolto e la condivisione del linguaggio universale della Musica eseguita da grandi interpreti, riesce a liberare e promuovere l’umanità di ciascuno, sia egli ammalato, familiare, volontario, operatore sanitario, o anche amministratore di sistemi sanitari. Il format di Donatori di Musica prevede un “prima”, un “durante il concerto” ed un “dopo” come momenti chiaramente delineati ed assolutamente ben definiti, creando così un’integrazione tra il concerto e le attività sanitarie, per una effettiva condivisione di un vissuto, di un percorso, di un progetto. L’ammalato ha un ruolo attivo e partecipa alle attività del reparto e del pre e post-concerto; anche “durante” il concerto l’ammalato non ascolta solamente, ma di fatto realizza una silenziosa interazione con il musicista e gli operatori sanitari, attraverso la quale egli trasmette la sua nuova Sapienza: quella che solo la malattia permette di raggiungere, perché non può essere intravista se non attraverso un percorso fatto di disperazione, angoscia, dolore ma anche speranza, desiderio di amare, nuove visioni ed inedite prospettive. Il Dono nei concerti di Donatori di Musica è quindi circolare, non unidirezionale ma reciproco. Il musicista, il medico, l’infermiere ricevono il dono almeno quanto lo riceve l’ammalato, e tutti a loro volta sono donatori. Su questo arricchimento reciproco poggiano con solide basi le nuove relazioni che si instaurano nei reparti ospedalieri, attraverso i cambiamenti di ciascuno nel proprio essere, nel proprio ruolo, nella capacità di accoglienza dell’altro, chiunque egli sia, malato o familiare, medico o infermiere. Ed il processo non si chiude mai, ogni nuovo concerto promuove un cambiamento nelle persone e nelle relazioni, il “dopo” del concerto di oggi diviene il “prima” del concerto di domani, in un processo aperto e sempre in evoluzione. Provare per credere: Donatori di Musica non si può raccontare, lo si può solo vivere. 

 

Claudio Graiff

 

 

E quando una signora, che per la prima volta assisteva ad un nostro concerto, ha chiesto: “ma dove sono gli ammalati?” ho capito che la traiettoria che dal dicembre 2003 avevamo intrapreso era quella giusta.

Eravamo nella sala del day hospital dell’Oncologia di Carrara, al quarto piano dell’Ospedale Civile e per un “miracolo impensabile” erano spariti gli ammalati ed era comparso un pianoforte mezzacoda Bechstein e nell’aria le voci di un violoncello e di un pianoforte rimbalzavano sulle strisce colorate della parete della Sala della Musica Gianandrea Lodovici.

Non è uno spazio dell’immaginazione, è lo spazio creato da volontari fatti di entusiasmo e azione, da musicisti fatti di talento e cuore, da medici fatti di pelle e anima.

Agli occhi di chi non ci conosceva appariva strano che non fosse chiara la distinzione tra medico e paziente, volontario e musicista, familiare di paziente e familiare di sano.

E questo è stato l’iniziale miracolo delle prime stagioni dei Donatori di Musica: quello di frantumare il ghetto della strada chiusa chiamata cancro.

La sala, quella sera, era piena di malati ricoverati nel nostro reparto ai quali era stato ricordato che il pigiama non era obbligatorio, ed ecco: Maria di Salerno chiede alla figlia il rossetto, Daniele di Gorizia si toglie la tuta sportiva e si infila jeans e camicia, la cara Giuseppina si fa prestare lo scialle bello dalla vicina di letto.

Piccoli miracoli della quotidianità ospedaliera che segnano un enorme cambiamento nella mentalità di chi generalmente ha cancellato il futuro e la normalità dalla sua vita.

E proprio la “banale normalità” di vestirsi per accogliere un amico musicista, “la banale meraviglia” di pensare al prossimo ricovero e al prossimo concerto, sono gli obiettivi primari del progetto Donatori di Musica: riappropriarsi della pro-gettazione e quindi dell’idea del futuro.

Esisteva già nella nostra Oncologia un pianoforte elettrico suonato da medici, da pazienti, da parenti, da musicisti locali, dal barbiere dell’ospedale.

L‘incontro con Gianandrea Lodovici nella veste di paziente nell’estate 2007, ha illuminato questa nostra iniziativa, trasformandola in un fiume di emozionalità e qualità infinita, alleata preziosa nella lotta quotidiana contro il cancro.

Gianandrea, giunto a noi senza “dignità d’uomo e d’artista” in quanto svuotato di ogni progettualità, ha ritrovato forza e gioia nel disegnare e programmare le future stagioni dei donatori di musica (che comunque sapeva non avrebbe potuto vedere), e ha vissuto con la moglie Caterina, il figlio Giorgio e con i nuovi amici volontari di Carrara, giornate di luce.

Ed il testimone consegnato da lui a Roberto Prosseda per una continuità sperata. Continuità che non è più sperata, ma è DI FATTO.

Oltre 80 concerti in Oncologia a Carrara, una stagione già in corso in Oncologia a Bolzano, un’altra in Oncologia a Sondrio, prossimamente alle Molinette di Torino.

Donatori di Musica è una rivoluzione a cui è difficile sottrarsi.

Sino ad ora, tutti i musicisti che sono venuti per donare, sono tornati ringraziando  per il dono ricevuto da quelle  persone che “normalmente” si sono tolte il pigiama e il camice e si sono vestite di festa, per accogliere con gioia e dignità l‘artista.

Esserci è bello.

 

Maurizio Cantore

 

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