Donatori di Musica è una rete di musicisti, medici e volontari, nata nel 2009 per realizzare e coordinare stagioni di concerti negli ospedali. L’esperienza emotiva ed umana dell’ascolto della musica dal vivo è un diritto di tutti, e in particolare di chi si trova ad affrontare situazioni critiche.


 

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Comunicato

Perchè la Grande Musica divenga sempre più strumento di importante aiuto alle cure mediche in ogni reparto di oncologia.  Gian Andrea Lodovici

IBAN ASSOCIAZIONE: IT07R0617513618000080805080

All'Associazione Donatori di Musica il Premio Alexander Langer 2013 - Motivazioni del Comitato scientifico
5.7.2013, Fondazione

La decisione di premiare “Donatori di Musica” - una rete di artisti, medici, infermieri e volontari che prende il nome dall'impegno a organizzare, prevalentemente in reparti oncologici, stagioni di concerti - può sembrare una rottura con la tradizione che per anni ha visto la Fondazione Langer privilegiare l'opera di pacificazione e di soccorso in luoghi di conflitto e di crisi umanitaria. Più che una rottura, però, è uno spostamento: dal lontano al vicino, dall'emergenza alla quotidianità, dalla cura della vita offesa alla cura della vita pericolante. E non solo: se c'è un tratto che accomuna i nostri premiati, è la scelta nonviolenta, e di nonviolenza la pratica medica ha un profondo bisogno.

Quando Gandhi, e dopo di lui Illich, denunciavano gli effetti patogeni della moderna medicina, il bersaglio erano sia lo specialismo, sia la violenza potenziale legata alla disparità di conoscenze, padronanza, potere fra chi soffre e chi cura. A maggior ragione nella malattia oncologica, in cui il malato può vivere momenti di vulnerabilità estrema, in cui il corpo può ridursi a un groviglio di sofferenza nelle mani di chi ha la facoltà (e l'onere) di decidere le terapie e i tempi, modi, luoghi in cui applicarle.

Oggi la medicina ha imparato a riflettere su se stessa, sulla propria vocazione, sul proprio ambiente; da anni in molti ospedali c’è chi si sforza di "umanizzare" la degenza promuovendo iniziative per lo svago e la socializzazione. Giusto, ammirevole.

Ma i Donatori puntano a qualcosa di diverso: a contrastare un modello di medicina che ancora tende a sequestrare il paziente in una enclave istituzionalizzata, a rinchiuderlo nell'identità esclusiva di "malato di cancro"- e qui viene spontanea un'analogia con gli interventi in situazioni di guerra civile o di catastrofe naturale, dove i colpiti sono vittime, certamente, ma non vittime soltanto, e amerebbero avere rapporti da persona a persona, non da bisognosi a soccorritori.

Per rompere la segregazione, per dare spazio alle molte cose che un malato continua a essere, la via maestra è costruire legami fra i degenti, i loro familiari e amici, gli artisti, gli operatori sanitari. Un lavoro che non può accontentarsi della performance isolata perché vuole tempi lunghi, continuità, sapienza sedimentata, un contorno coerente.

E' in questa prospettiva che il concerto prende senso come strumento e simbolo di condivisione: si discute, lo si prepara insieme, insieme si vive la beatitudine che la musica sa dare, si gusta il cibo che accompagna l'incontro. E insieme si cambia.

La presenza nel reparto dei musicisti, un pezzo di mondo dal quale i pazienti sono stati esclusi o si sono lasciati escludere, ha consentito - dicono i Donatori - una “rivoluzione imbarazzante” per la sua semplicità: iniziata dalla consapevolezza che ognuno è nello stesso tempo sano e malato, spesso in transito da una condizione all'altra, la rivoluzione è approdata alla scoperta che non necessariamente il paziente è la figura che chiede e riceve, può altrettanto bene essere quella che offre e dà. In questa logica di scambio, l'artista porta la sua musica, gli operatori le proprie conoscenze, i malati il proprio sapere: esperienza del dolore, ma non soltanto, anche storia della vita che si è vissuta e si spera di tornare a vivere.

E' un insieme che protegge dal rischio di diventare, proprio malgrado, "malati professionali". Ed è una critica pratica alla nostra cultura, in cui il cancro è avvolto da un'aura perturbante che rende difficile persino nominarlo, e che può falsare i rapporti e le parole. L'esperienza dice che ci si può opporre. E' proprio dall'esperienza nascono i Donatori.

Nel 2007 un musicologo e direttore artistico, degente all'ospedale di Carrara, propone al suo primario di organizzare un concerto - quel che faceva prima e vuol continuare a fare nel modo in cui gli è possibile. L'esperimento ha una ricaduta bella e fattiva oltre le previsioni, tanto che l'evento si trasforma in sistema, e invoglia altre persone, altre istituzioni - gli ospedali di Bolzano, Brescia, Saronno, Sondrio, Vicenza, San Camillo Forlanini di Roma.

Un progetto così semplice e così ambizioso esige regole e patti. Agli artisti chiede, insieme all'eccellenza professionale, sensibilità e riserbo: nessun turismo umanitario, nessuna autopromozione o ritorno di immagine. Agli operatori chiede un lavoro costante di informazione calibrato sul livello diffuso di conoscenza della malattia e delle opzioni terapeutiche. A tutti si chiede empatia, rispetto reciproco, messa in discussione dei ruoli: nel setting del concerto, nessuno ha un abbigliamento "di funzione”, a significare che si tratta di una performance diversa da ogni altra.

Ma nella cura il medico non abdica al suo ruolo. Lo svolge con più consapevolezza del punto di vista del malato, ma anche dei propri disagi, difficoltà, debolezze, da affrontare insieme. A differenza che nella direttiva "il malato al centro", che lascia spesso la decisione nelle mani del medico, qui al centro è il rapporto. E quel rapporto è la condizione per una buona alleanza e una modalità di cura non accanita e non bellicosa - come avviene invece nella diffusa tendenza a concepire la terapia come guerra, duello, prova di forza.

La priorità delle relazioni è l'altra faccia della “rivoluzione imbarazzante”: mentre ancora oggi l'«umanità» del curante è considerata dagli stessi pazienti un (pregevolissimo) di più, per i Donatori è parte integrante dell'eccellenza professionale. Senza la quale non c'è buona medicina né buona terapia.

Questo impegno complessivo non è materia per un progetto di riforma sanitaria; è materia per un lavoro di riforma interiore, la stessa strada che porta a scegliere la nonviolenza e a decidere consapevolmente della propria vita.

Il Presidente del Comitato scientifico: Fabio Levi

Il Presidente della Fondazione: Enzo Nicolodi


 

News

24 giugno 2017
Danilo Rea e i 10 anni di Donatori di Musica

Dal primo concerto in una Oncologia Italiana sono passati 10 anni. Il numero degli Ospedali aderenti è sempre cresciuto. Il vento continua a soffiare forte perchè la musica diventi un grande alleato nella cura dei tumori: questo era il sogno di Gianandrea Lodovici. Con Danilo Rea, che ha già suonato a Carrara e a Mantova, festeggeremo questo momento al CORE di Reggio Emilia

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13 aprile 2017
BUONA PASQUA e dal giugno al settembre festeggiamo i 10 anni dal primo concerto di Donatori di Musica

Nel Giugno 2007, Gianandrea Lodovici entrava in Oncologia a Carrara come uomo malato di tumore. Dal luglio iniziava ad organizzare i primi concerti all'interno del reparto iniziando con il chitarrista Edoardo Catemario. Da allora i concerti non hanno mai smesso di regalare ai ricoverati, attimi di serenità e armonia. Oggi  in molti ospedali italiani Donatori di Musica continua a riprodurre quella magia. Non potendo organizzare un concerto nello stesso giorno in tutti gli ospedali aderenti, chiedo di dedicare nelle varie locandine dei numerosi concerti che si terranno da giugno a settembre, uno spazio per questo prezioso decennale che Gianandrea Lodovici ci ha permesso di vivere

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27 gennaio 2017
Anche l'Oncologia 1 del San Martino di Genova entra in Donatori

Il 27 gennaio alle ore 16 in Oncologia Medica 1 dell'Ospedale San Martino diretta dal Prof.Alberto Sobrero, si svolgerà il primo concerto di Donatori di Musica. Suoneranno musiche di Mozart, Beethoven e Schubert la flautista Mara Luzzatto accompagnata dal pianista Marco Vincenzi. Anche in Liguria la musica come aiuto alle terapie mediche nei reparti Oncologici. Un altro passo verso la realizzazione del sogno di Gian Andrea Lodovici, iniziato nel giugno 2007 nell'Oncologia di Carrara

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20 dicembre 2016
77 Concerti negli Ospedali Italiani nel 2016

Buon Natale  e buona vita a tutti. Nel 2016 per 77 volte in 15 Ospedali Italiani, la musica è diventata vita raggiungendo malati e familiari ricoverati. Da Sondrio a Palermo passando da Brescia (17 volte), Bolzano (15 volte), Carrara (12 volte), Saronno (9 volte), Mantova (7 volte) e poi ancora Perugia, Brindisi, Verona, Bari, Pisa, Alessandria, Bergamo, Reggio Emilia. Il sogno di Gianandrea Lodovici sempre più velocemente si sta realizzando: che la musica diventi un alleato nella terapia contro i tumori in tutte le oncologie italiane. Nel 2017, esattamente il 27 giugno, saranno passati 10 anni da quando Gianandrea entrò nel mio studio dell'Ospedale di Carrara e da quando nacque questa meravigliosa idea. Il 27 giugno di quest'anno, cercheremo di organizzare un concerto in tutte le sedi aderenti a Donatoridi Musica in Italia per ricordare e festeggiare insieme questo momento. Un abbraccio a tutti noi e che il vento continui a soffiare alle nostre spalle. Maurizio Cantore

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Prossimi eventi

25 settembre 2017
Bolzano, Oncologia
Bolzano
sala: della Musica "Carlotta Nobile"
ore: 17:30
solista: Antonietta Assini, pianoforte
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